Mar 1, 2008 - Senza categoria    No Comments

PREMESSA

Erano diversi anni che desideravo visitare l’Africa per vedere direttamente con i miei occhi, senza mediazioni, la situazione nel continente più povero del mondo.55f103a1dc3e29dedb2532ef095ac858.jpg

L’occasione è arrivata con un viaggio promosso dal Centro Missionario Diocesano e dall’Azione Cattolica albese alla missione di Marsabit nel Kenya, fondata nel 1963 dai sacerdoti albesi don Paolo Tablino e don Bartolomeo Venturino. Anche se dal 1998 per diversi anni non ci sono più stati sacerdoti diocesani alla missione, l’Azione Cattolica albese ha continuato a sostenere la missione e ad organizzare viaggi di conoscenza per i giovani. Il racconto di alcuni amici che sono già stati e la partecipazione a un corso sulla realtà delle missioni albesi in Kenya, Brasile, India e Bangladesh, mi convincono a partire per fare quest’esperienza.

Mi unisco a tre ragazze, Simona, Eugenia e Serena, e con l’aiuto di Patrizia del Centro Missionario  organizziamo un viaggio di tre settimane, dal 20 ottobre al 13 novembre. Nella preparazione ci aiutano i sacerdoti che sono stati in missione, don Bartolomeo Venturino, don Giacomo Tibaldi,  don Vincenzo Molino e don Flavio Costa oltre a diversi giovani che ci hanno preceduto in viaggi negli anni passati.

Con noi portiamo molte lettere e offerte per i missionari, oltre a una piccola attrezzatura medica e generi di conforto alimentari difficilmente trovabili nel continente nero.

20 OTTOBRE 2006 VENERDI’ – Da Alba a Nairobi

La sveglia suona nel cuore della notte alle 2 e 30 e intorno alle 3 partiamo per l’aeroporto di Malpensa. Ci dà un passaggio Diego, amico di Serena, su una spaziosa monovolume. Arrivati a Malpensa alle 5 prendiamo l’aereo delle 7 e 30 per Zurigo, da dove parte alle 9 e 45 l’aereo per Nairobi.

Durante le 8 ore di volo riesco a non pensare alla mia paura di volare sfruttando tutti i comfort della Swiss Air, soprattutto il piccolo schermo che ho di fronte e che mi permette di vedere fuori grazie alle telecamere installate davanti e sotto l’aereo. Durante il viaggio sorvoliamo il deserto del Sahara. La distesa di sabbia rosa interrotta da alcuni solchi scuri mi danno l’impressione di volare sul pianeta Marte. b8a13d57a5f5ac80c096f983db76df68.jpgPiù tardi mi renderò conto che in effetti stiamo per atterrare su un altro pianeta rispetto a quello dove viviamo abitualmente, in un viaggio intercontinentale che somiglia ad un viaggio interplanetario.

All’aeroporto di Nairobi ci accolgono due padri comboniani, lo spagnolo Daniel, Rettore del Seminario comboniano di Nairobi dove ceniamo e pernottiamo, e il brasiliano Jovercino, della missione di Marsabit. Per fortuna conoscono l’italiano. In Kenya le lingue ufficiali sono l’inglese e il kiswahili, mentre ogni tribù parla un proprio dialetto. Prima di partire abbiamo imparato qualche parola in kiswahili, mentre con l’inglese quella che se la cava meglio è Serena.

 21 OTTOBRE 2006 SABATO – Da Nairobi a Karrare

Anche oggi la sveglia suona presto e prima dell’alba, alle 5 e 30, partiamo col pulmino di padre Daniel e vediamo Nairobi solo di sfuggita, con i suoi grattacieli e le sue baraccopoli. Non è ancora chiaro ma la città è già in fermento, nonostante gli improvvisi scrosci di pioggia. Il centro sembra quello di una metropoli dell’Occidente, mentre la periferia è più povera, senza illuminazione pubblica. Avremo modo di visitare Nairobi nell’ultima tappa prima del nostro ritorno a casa.

2a3031432b774a5e07d492bce55ef8a0.jpgUsciamo dalla capitale e ci dirigiamo verso nord. Marsabit dista ben 600 km. La strada è asfaltata ma in alcuni tratti piena di buche e a complicare la guida ci sono i dossi artificiali (anche qui in Africa!). Non esistono o quasi segnali stradali, la guida è a sinistra e quindi anche le rotonde si percorrono al contrario. Le auto (con il volante sul posto di destra) sono poche, ci sono diversi pulmini (‘matatu’) stracarichi che sfrecciano.  La maggior parte della gente si sposta a piedi, anche per molti chilometri, alcuni su biciclette cariche di roba fino all’inverosimile.  C’è anche gente su carretti trainati da muli.  Molto rare le auto private per pochi ricchi. Notiamo subito una situazione di povertà diffusa.

Attraversiamo Sagana, Karatina e Naro Moru per fare tappa alla “procura” di Nanyuki dove ci sono gli uffici della diocesi. Ci accoglie fratello Giovanni e, dopo aver salutato padre Daniel che ritorna a Nairobi, ripartiamo verso Marsabit con la Land Rover appena riparata di Jovercino.

Attraversiamo l’equatore facendo una breve sosta nel punto preciso che separa l’emisfero sud dall’emisfero nord del pianeta, dove assistiamo all’esperimento dell’acqua che scende nell’imbuto in senso antiorario o orario a seconda se ci spostiamo di pochi passi a sud o a b0496daf5de827a83d2de11c5d5be410.jpgnord dell’equatore. 

Riprendiamo il viaggio verso nord fino ad arrivare in una località che si chiama Isiolo, dove padre Jovercino va a comprare qualcosa da mangiare durante il viaggio. Nelle soste del viaggio abbiamo visto bambini, uomini e donne sorridenti e disponibili al saluto.   Ma dopo il saluto i bambini tendono la mano sperando di ottenere qualcosa. In pochi attimi siamo accerchiati da chi vuole venderci la propria mercanzia o semplici curiosi che ti pongono mille domande in inglese.

e48968826cfe6fe94000a642997e3cbd.jpgAd Isiolo finisce la strada asfaltata e per tre settimane vedremo solo strade sterrate piene di buche, che in caso di pioggia diventano fangose e piene di insidie.

Siamo entrati nel nord del Kenya, la zona più povera e dimenticata del Paese. 

Per chilometri il paesaggio è semidesertico, non incontriamo alcun centro abitato (a parte Archer’s Post e Laisamis) ma solo isolati pastori di cammelli e capre che ci salutano dal ciglio della strada.

3ccd50b66046fcffc62fbbba10701b9b.jpgA questo punto il nostro viaggio somiglia un po’ ad un safari (che in kiswahili significa ‘viaggio’) e con un po’ di fortuna e riusciamo anche ad avvistare una zebra,  una gazzella e una giraffa, oltre a molti dik-dik che ci attraversano la strada, un babbuino ed un avvoltoio.

Al tramonto arriviamo a Karrare, poco lontano da Marsabit, dove ceniamo e pernottiamo nella casa parrocchiale vicino alla chiesa.  Qui c’è anche un dispensario 1c4c6b8d938c42e00e1ba188f9079291.jpgmedico e una scuola secondaria gestita dalle suore della Consolata.

Possiamo fare la doccia calda avendo cura di non sprecare l’acqua piovana raccolta nelle cisterne e riscaldata con i pannelli solari. In bagno facciamo conoscenza con gli insetti africani, che sono di dimensioni maggiori rispetto agli insetti europei.

Per la prima volta nella mia vita dormo in un letto con la zanzariera. La malaria, trasmessa da un particolare tipo di zanzara, è una delle principali cause di morte da queste parti, soprattutto per i bambini dei villaggi che non hanno nessun tipo di assistenza medica. Chi mi ha preceduto in questo viaggio mi ha sconsigliato la profilassi antimalarica per i suoi effetti collaterali, e allora mi difendo con repellenti cutanei (l’Autan è stato il profumo che mi ha accompagnato in questi giorni) e dormendo sotto le zanzariere.

 

 

22 OTTOBRE 2006 DOMENICA – Da Karrare a Marsabit

Possiamo dormire un po’ per riprenderci dal lungo viaggio di questi giorni. Il mio sonno è turbato da brutti sogni, probabilmente suscitati dal racconto di padre Jovercino sull’assassinio di mons. Luigi Locati, vescovo di Isiolo, avvenuto appena un anno fa, il 14 luglio 2005. Negli stessi giorni nei dintorni di Marsabit erano avvenute delle stragi tribali, tra Gabbra e Borana, in cui avevano perso la vita circa 80 persone, tra cui molti bambini. Lo stato di tensione tra le due tribù più diffuse sul territorio aveva messo in forse il nostro viaggio, ma per fortuna ora la situazione sembra essersi ristabilita. Comunque lungo il nostro viaggio abbiamo notato molti pastori che portano in spalla un fucile.

805ec867c9d44ee8e7f0d01cbdcf3a51.jpgE‘ domenica e dopo la colazione con padre Jovercino andiamo alla Messa delle 9,30 animata da molti canti e danze e che prevede il battesimo e la prima comunione di diverse ragazze. Mi dispiace di non avere con me un registratore per incidere questi canti gioiosi, ben ritmati coi tamburi e un po’ ripetitivi. Il mio inglese un po’ approssimativo mi permette di seguire solo in parte l’omelia di padre Jovercino sui simboli del battesimo. La Messa dura più di 2 ore ed è seguita da canti e danze fuori dalla Chiesa e con la recita di alcune scenette molto divertenti a giudicare dalle risate dei presenti. Le donne hanno abiti coloratissimi, alcune portano al collo monili molto belli. I bambini 8338e1b37ccd552557fdce02dc43c34d.jpgcolpiscono per i grandi occhi e la tenerezza che ispirano, i più piccoli sono portati legati alla schiena o al grembo delle madri. Gli uomini sono vestiti all’occidentale con la giacca, alcuni eleganti, e siedono al fondo della chiesa, separati dalle donne che si occupano dell’animazione.

Dai bei vestiti da festa che indossano non si direbbe che la maggior parte di loro vive in capanne primitive.

Dopo pranzo nel pomeriggio da Karrare ci dirigiamo verso la missione di Marsabit, 89ad11b7f91853cd36a0087cc0d30074.jpgdopo aver recapitato posta alle vicine suore della Consolata. Sul tragitto abbiamo la fortuna di scorgere tra la boscaglia alcuni elefanti.

Arriviamo a Marsabit con le strade insolitamente fangose dopo la pioggia. Ha piovuto forte nella prima mattina mentre ancora dormivamo e ha piovigginato all’uscita dalla Messa. Marsabit è il più grande centro della zona ed oggi conta circa 30.000 abitanti. Si presenta come molti dei paesi che abbiamo attraversato il giorno precedente: piccoli negozi in lamiera colorata in centro, il distributore di carburante, gente ferma per strada o che si muove a piedi su strade sterrate e fangose piene di buche.

Arriviamo alla missione e ci sistemiamo nelle stanze. Le ragazze stanno nella casa dietro a quella dei padri mentre io sono nella casetta di fronte in una stanza da solo con 2 letti .  Prima di cena facciamo conoscenza di padre Alex Ferreira, il parroco portoghese che parla bene italiano, suor Betta Almendra, anche lei portoghese e parla italiano, suor Alberta e suor Ornella, che sono italiane originarie del Veneto e della Lombardia. Ceniamo dalle suore che ci fanno gustare cibi leggeri e saporiti e abbiamo modo di apprezzare le loro qualità eccezionali. La loro accoglienza è calorosa e ci sentiamo subito come in famiglia.

Dopo cena ci fa visita il vescovo di Marsabit, mons. Ambrogio Ravasi, che nonostante i suoi anni gira ancora con la sua Land Rover. Ci racconta gli inizi della missione albese a Marsabit, quando don Tablino e don Venturino vennero richiamati da Nyeri dall’allora vescovo mons. Cavallera.

 

23 OTTOBRE 2006 LUNEDI’ – Marsabit

 

Dopo la colazione padre Alex ci accompagna a visitare le varie parti della missione di Marsabit. Innanzitutto la 0375506644013373014f80e9cef46220.jpgChiesa costruita nel 1969 al posto della primitiva chiesa in lamiera. Dietro l’altare si notano degli splendidi affreschi opera di un pittore ugandese raffiguranti diversi episodi della vita di Gesù. Le due cappelle laterali sono dedicate a padre Comboni e alla Consolata. La torre campanaria vicino alla Chiesa, con l’orologio che segna sempre la stessa ora, fu costruita successivamente nel 1990 per opera di don Pietro Pellerino.

Abbiamo quindi visitato i locali del collegio e scuola primaria femminile Santa 681dc491f295735fb930184a4c074c5b.jpgTeresa, nel cui refettorio sono presenti sul muro gli affreschi di due ragazze, Silvia e Alice, che ci hanno preceduto in visita a Marsabit nel 2002.

A questo punto ci prende in custodia la simpaticissima suor Betta che ci ha fatto conoscere le donne di etnia Turkana che ogni mattina si trovano nei locali della missione per realizzare monili composti di perline colorate (collane, braccialetti, corone del Rosario). Queste donne fanno parte di uno dei progetti da un’iniziativa della Diocesi di Marsabit chiamata ‘Heshima na Tumaini’ (Dignità e speranza), che punta ad attività educative e produttive rivolte a gruppi di donne, coordinate da una donna del luogo, Eva Darare.

Dopo aver apprezzato le capacità manuali di queste donne siamo stati coinvolti, durante un intervallo di lavoro, nei loro canti e balli tradizionali.

Quindi abbiamo visitato la biblioteca (‘library’)  dove i bambini e i ragazzi possono leggere o prendere in prestito libri di tutti i tipi e di diversi argomenti. Negli scaffali i libri sono un po’ in disordine e uno dei lavori che ci affideranno sarà quello di riordinarli.

Prima però c’è da fare nel teatro, dove abbiamo trascorso la restante parte della mattinata a pulire i vetri pieni di sabbia portata dal vento e a rattoppare le tende che dovrebbero oscurare il locale durante la proiezione di films. A spostare e reggere la lunga scala ci aiuta un giovane del posto, Patrick, che frequenta i locali della missione e che vedremo servire alla Messa.

f29a03c2af39abd00797b5cb9e671d2e.jpgMentre pulisco i vetri dall’esterno noto le abitazioni attorno alla missione, alcune in muratura  altre più povere in lamiera. A Marsabit la maggior parte delle abitazioni sono così. Fanno eccezione alcune case di commercianti più benestanti in centro e le case costruite in periferia per i dipendenti pubblici.

Dopo il pranzo con padre Alex, il tempo inclemente non ci permette di salire sulla collina da don Tablino, come previsto. Suor Betta ci trascina al mercato in paese in mezzo al fango. Il centro del paese è una serie di piccole botteghe colorate col tetto 27aeb0682bef2e2923c71ca26ed0e119.jpgin lamiera dove si può trovare di tutto. Lungo le strade fangose incontriamo capre allo stato brado, gente in bicicletta (pochi, perché qui è un bene di lusso) e tanta gente a piedi che ci guarda con curiosità. Non possiamo scattare molte fotografie perché la gente non gradisce. Al termine della camminata le nostre scarpe sono coperte da uno strato di fango. Durante la stagione delle piogge è consigliabile munirsi di stivaletti.

Alle ore 17 assistiamo alla Messa celebrata da padre Alex alle studentesse del Santa Teresa. Non comprendiamo nulla di quanto detto in kiswahili ma apprezziamo i canti ritmati dai tamburi delle ragazze.

La cena a casa delle suore è a lume di candela per un improvviso e prolungato black-out.

8e3366599d60be33b215f257928453b1.jpgNella serata siamo invitati nel refettorio del collegio per assistere ai canti, alle danze e alle scenette delle ragazze, che ci trascinano a ballare al ritmo dei loro canti tradizionali. Come tamburo utilizzano un bidone di plastica rovesciato. Ci promettiamo, prima di partire, di regalare loro un tamburo nuovo. Hanno delle voci molto belle e particolari, che raggiungono note molto alte, e hanno il ritmo nel sangue, anche perché abituate a trascorrere le serate tra canti e danze e non davanti alla televisione come noi.

Usciamo e possiamo ammirare il cielo stellato, ma non riesco ad orientarmi tra le diverse costellazioni che qui all’equatore occupano posizioni diverse rispetto all’Europa.

Speriamo che il tempo sia meno piovoso domani.

 

24 OTTOBRE 2006 MARTEDI’  Marsabit

 

Dopo colazione siamo tornati al teatro per finire il lavoro iniziato ieri, cioè di spolverare i vetri e rammendare le tende. Il tempo sembra migliore di ieri, anche se ogni tanto c’è qualche breve rovescio di pioggia.

Sembra che con il nostro arrivo abbiamo portato la pioggia. Qui ci sono due periodi di piogge nel corso dell’anno: da marzo a maggio c’è la stagione delle grandi piogge, mentre a novembre ci sono le piccole piogge. Le nuvole arrivano da est dall’Oceano Indiano e si scaricano al mattino soprattutto nella zona di Marsabit e i rilievi dei dintorni, dove predomina il verde della foresta e dei campi coltivati. A pochi chilometri tutto intorno si scende in una zona semidesertica dove piove di meno e la vegetazione è formata da piccoli arbusti e acacie, il regno dei piccoli villaggi di pastori di cammelli e capre.

La gente è contenta della pioggia perché vuol dire che c’è acqua per bere, lavarsi e coltivare qualcosa.

Dopo le abbondanti piogge portate dal ‘niño’ 10 anni fa si sono succedute regolarmente stagioni ‘normali’ di piogge, salvo 2 anni fa che è stato particolarmente siccitoso e la gente era costretta a spostarsi alla ricerca di un po’ d’acqua, recandosi soprattutto qui a Marsabit alla missione.

34742e13993de95573d5256ac04174d8.jpgA pranzo presso i padri facciamo conoscenza di padre John Kundu, un simpaticissimo keniota che lavora presso l’ufficio pastorale diocesano e che parla molto bene l’italiano perché ha studiato diversi anni a Roma. Si parla dei mussulmani che festeggiano la fine del ramadan mangiando tutto il giorno, mentre nel mese lunare precedente mangiavano tutta la notte. Secondo padre John bisogna puntare sull’integrazione dei mussulmani immigrati in Italia da anni, che in qualche modo hanno potuto, nel corso delle generazioni, assimilare un po’ della nostra cultura. Padre Alex ci parla della Consulta religiosa di Marsabit che riunisce rappresentanti cattolici, protestanti e mussulmani per creare un clima di dialogo e di pace dopo gli scontri tribali dello scorso anno. Non si fa dialogo interreligioso, ma comunque è un modo per incontrarsi e conoscersi, superando pregiudizi e diffidenze.

d9f9a59f7adcbbaee63102df7cb1db6c.jpgA Marsabit i mussulmani rappresentano il 70% della popolazione, esistono diverse moschee, ma finora non si sono verificati fenomeni di fondamentalismo, anche se molti provengono dalla vicina Somalia. Si sentono già all’alba quando recitano le preghiere e i ‘muezzin’diffondono la loro voce nel paese coi megafoni, facendo concorrenza alla chiesa protestante che si avvale degli stessi mezzi.

Nel pomeriggio suor Betta ci accompagna in paese nella casa delle Suore della Carità di Madre Teresa che ospitano 13 bambini/e orfani o con problemi famigliari in 1fb7fcdd5ceb89e5c6a769f72706d454.jpgtenerissima età. Trascorriamo con loro il pomeriggio tra palloncini, canti e balli. Dimostrano un enorme bisogno di affetto chiedendo di essere tenuti in braccio. Quando è l’ora di andarsene la bambina che tenevo in braccio scoppia in lacrime e le prometto di ritornare nel tentativo di consolarla.

Lungo la strada del ritorno passiamo accanto all’ospedale, che visiteremo in uno dei prossimi giorni.

004c11035e8af6caf8429acad2b7b7bd.jpgDopo la cena con le suore vediamo insieme un po’ di foto storiche della missione negli anni passati, tra cui suor Isabel Gonzalez che ha lanciato diverse iniziative e progetti per le donne. Arriva padre Alex che ci invita a fare attenzione nel rientrare nelle nostre stanze perché 2 bufali sono riusciti a entrare all’interno del recinto della missione. Con il venir delle tenebre i cancelli della missione vengono chiusi e per motivi di sicurezza c’è un guardiano addetto a controllare i movimenti notturni. Ci raccontano che nei periodi di siccità capita che gli elefanti dalla foresta entrano nella missione per abbeverarsi dell’acqua accumulata nelle cisterne.

Oggi non solo mi sembra di essere atterrato su un altro pianeta, ma mi sembra di essere tornato indietro con la macchina del tempo o di vivere in un sogno fuori dalla realtà.

 

25 OTTOBRE 2006 MERCOLEDI’ Marsabit e Jilo

 

ec2d0e5682b23f47ef25e2e8cfc1522a.jpgPrima giornata senza pioggia da quando siamo arrivati. Al mattino suor Betta ci ha portati, con la sua Land Rover che ha il compensato in sostituzione dei vetri rotti, alla ‘Shrine’, il Santuario posto su una collina che domina Marsabit, dove abita don Paolo Tablino, uno dei fondatori della missione.

La sua accoglienza è molto cordiale e innanzitutto ci porta a visitare le diverse parti della casa: la cappella, la biblioteca, le sue stanze, il punto panoramico verso il deserto e il salone per convegni e riunioni che è in corso di costruzione. Nei corridoi3982bea7f820968390a103a2bef89e1f.jpg sono in allestimento affreschi che raffigurano diversi episodi della Bibbia. Il Santuario è realizzato grazie a un lascito espressamente rivolto a questo scopo. La casa è in stile europeo, mi ricorda la casa diocesana per esercizi spirituali di Altavilla ad Alba. E’ un angolo di Europa in Africa e per questo stride un po’ in un contesto di povertà diffusa. Più tardi ci siamo domandati se tanto denaro poteva essere investito nella realizzazione di qualcosa più utile alla gente del posto.

Mentre beviamo il tè preparato con le sue mani, don Tablino ci parla dell’ultima edizione del suo libro stampato lo scorso anno, di cui siamo incaricati di riportare in Italia una copia per il Centro Missionario Diocesano. Ci spiega le diverse tribù che vivono in zona: i borana che sono in maggioranza nella zona di Marsabit, i Gabbra in maggioranza a Maikona, i Rendille a Kargi, i Samburu più a sud e i Turkana sparsi sul territorio. Parliamo anche del centro per disabili in costruzione a Dirib Gombo che andremo a visitare, per cui don Gino Chiesa in Italia sta organizzando una raccolta fondi.

5336d8c3c6970da6c9346ab1308a0881.jpgPrima di andare via, facciamo visita alle suore che abitano nei locali del Santuario.

Conosco già don Tablino perché amico di famiglia, soprattutto di mio zio Beppe. Non lo vedevo da diversi anni: mi è apparso un po’ invecchiato e un po’ più ‘bianco’ di aspetto, ma conserva una grande lucidità dimostrando la sua immensa cultura, nonostante i suoi 78 anni.

A questo punto il programma prevede di andare a trovare il vescovo, mons. Ravasi, ma lo incrociamo lungo la strada mentre va a trovare don Tablino.

Nel pomeriggio ci dividiamo: io e Simona andiamo con suor Betta a  Jilo, poco fuori Marsabit, in una scuola primaria dove Betta tiene una lezione di religione in lingua inglese, presentandoci a ragazzi e ragazze che appaiono più curiosi di noi due che della catechesi. Più tardi apprendiamo che diversi di loro sono di religione mussulmana. Riesco a seguire abbastanza la lezione, riuscendo a dire la mia, una volta interpellato, sulla distinzione tra apostoli e discepoli. Nelle aule ci sono le cose essenziali per una scuola: i banchi e le panche per gli alunni, una cattedra e una lavagna per l’insegnante, qualche carta geografica appesa alle pareti. Sui pavimenti c’è molta terra, conseguenza del fango presente lungo le strade dopo le piogge di questi giorni, che viene trasportato all’interno.

4b8c7600f3e43d1497289dde892c6b2d.jpgTerminata l’ora ci rechiamo nella chiesa vicina per un momento di preghiera animato da canti e balli delle bimbe e delle ragazze.

Torniamo alla Missione e prima della cena dalle suore c’è il tempo di imparare a fare il bucato. Le camicie e le magliette qui si sporcano di terra molto facilmente…

Dopo cena resto incantato dal cielo stellato e comincio ad orientarmi tra le costellazioni dei cieli del sud con l’aiuto delle mappe stellari che mi sono portato. Ogni tanto mi guardo intorno perché anche stasera i bufali sono entrati nel recinto della missione.

 

26 OTTOBRE 2006 GIOVEDI’ Da Marsabit a Kargi

 

Stamattina diamo una mano a risistemare il magazzino dei medicinali, sfruttando le conoscenze di Simona, infermiera, e di Jenny, fisioterapista. I farmaci in scadenza sono stati inscatolati per Kargi e Karrare dove, si suppone, verranno utilizzati presto. Attualmente è suor Betta che segue il magazzino di medicine della missione, anche se non è infermiera come suor Isabel che c’era prima di lei. In futuro si pensa di trasferire tutti i medicinali dal magazzino di Marsabit al dispensario di Dirib Gombo. Su un grosso registro dobbiamo riportare in rigoroso ordine alfabetico tutti i farmaci, con relativa scadenza, che vengono spostati da un magazzino all’altro.

Nel pomeriggio, dopo aver caricato la Land Rover di alimenti, taniche d’acqua potabile e altro, con padre Alex e suor Alberta ci rechiamo a Kargi, una missione a 60 km. da Marsabit nel deserto, dove trascorreremo tutto il week-end.

725e40bb9b23c56fb4056c83fedee5f2.jpgIl viaggio offre un panorama mozzafiato nella discesa nel deserto e l’acquazzone improvviso che incontriamo ci costringe a guadare fiumiciattoli improvvisati. Per fortuna non ci impantaniamo, anche perché qui non esiste l’ACI e il cellulare non prende.

La missione di Kargi è in un posto incantevole su una collinetta che domina le manyatte e casette semplici. All’arrivo rimango incantato dalla bellezza del luogo e a stento trattengo le lacrime dall’emozione. Accanto ai locali della missione sorge una 5eb60375c3cdbbca7107698232e686ad.jpgChiesa semplice ed alcuni edifici di servizio, tra cui i locali dove alloggeranno le ragazze, mentre per me c’è una stanzetta nei locali della missione. Una folla di gente curiosa ci circonda mentre scarichiamo i bagagli dall’automobile.

Nei locali della missione l’energia elettrica è prodotta da pannelli solari, ma la batteria per immagazzinare l’energia non funziona e la cena si svolge al chiarore delle lampade a gas.  Suor Alberta è aiutata dalla simpatica cuoca Rose, oltre che dalle ragazze.

Padre Alex ci racconta le usanze della tribù Rendille che popola la zona.

Di sera l’aria è tiepida e rimango incantato dal buio del cielo stellato, rischiarato solo dalla Luna.

Prima di coricarmi, con la luce della mia torcia elettrica ispeziono il letto e il pavimento per assicurarmi che non ci siano scorpioni o altri animali sgraditi.

 

 

27 OTTOBRE 2006 VENERDI’ Kargi e Kur Kum

 
La notte a Kargi è un po’ calda ma siamo riusciti a dormire cullati dai canti Rendille provenienti dalle vicine manyatte. Le serate da queste parti, senza televisione, si trascorrono tra canti e danze intorno al fuoco, mentre gli uomini adulti e gli anziani si incontrano in una zona recintata per discutere dei problemi del villaggio.

84efdc0b343931b1944babf77c820dab.jpgAl mattino, nonostante una fastidiosa pioggia, con suor Alberta e la cuoca Rose facciamo il giro delle manyatte di Kargi. La gente è molto accogliente e vestita in modo curato. Rimaniamo colpiti da due ragazzi disabili che vivono nella loro capanna. Qui non esistono strutture per loro e trascorrono tutto il tempo rinchiusi nella capanna. I missionari ci raccontano che le femmine disabili vengono lasciate morire appena nate.

Nei locali adibiti alle riunioni parrocchiali incontriamo alcuni volontari che stanno a417b7fe2eba8f2020934a4386e55403.jpgpreparando sacchetti contenenti farina, zucchero con un po’ di olio per le famiglie più bisognose e coi bambini più denutriti. Ci fermiamo alcuni minuti per dare una mano a versare i diversi ingredienti da grossi sacchi di carta in un grosso recipiente dove vengono mescolati.

A pranzo padre Alex ci spiega che la parrocchia di Kargi è stata seguita per 5 anni da un sacerdote ugandese. Da quando questi lasciò l’incarico la parrocchia viene seguita da catechisti locali, in particolare Edwards, che conosceremo insieme ai suoi figli, e una volta al mese viene visitata da un prete della missione di Marsabit.

da9e1725f3767c0b1dd1b1b651a17ddd.jpgNella missione c’è una scuola primaria costruita da padre John Asteggiano, governativa ma ‘sponsorizzata’ dalla missione, che si occupa della sua direzione scegliendo il preside. Inoltre, c’è un dispensario medico seguito dall’infermiere John, con alcuni posti letto per seguire i parti e i casi più gravi in quanto l’ospedale più vicino è raggiungibile in diverse ore di automobile.

Nel pomeriggio con padre Alex e suor Alberta ci spostiamo a Kur Kum, un villaggio che dista 23 km. attraversando una zona desertica a tratti sabbiosa e a tratti ghiaiosa. L’unica costruzione con tetto in lamiera sono la casa parrocchiale utilizzata anche come scuola da un maestro locale. Gli abitanti vivono in capanne moltoad2a13c1b069acf6e795dc49efdfb7ba.jpg povere, tra le quali ci aggiriamo con suor Alberta che improvvisa con le donne una danza tipica.

Nel corso del nostro soggiorno a Kargi ci dobbiamo adattare: oltre a mancare l’elettricità ci possiamo lavare utilizzando poca acqua che ci siamo portati nelle taniche da Marsabit e che versiamo in una bacinella. I servizi igienici consistono in un buco nel terreno posto dentro una casetta in lamiera che sta dietro la casa parrocchiale. Di giorno bisogna difendersi dagli insetti mentre di notte bisogna prima fare uscire eventuali pipistrelli.

 

28 OTTOBRE 2006 SABATO Kargi e Olturot

 

Stamattina, nonostante la pioggia battente con padre Alex siamo partiti per il piccolo villaggio di Olturot, posto ai piedi delle montagne. Il paesaggio desertico che attraversiamo è insolito perché ci sono ciuffi di erbetta un 09214fd35a36d5ebc6283640be8f20eb.jpgpo’ dappertutto che è cresciuta per la pioggia caduta in questi giorni.

La gente è molto accogliente, in prevalenza Samburu, con molti bambini e ragazzi che quasi ci assalgono per essere fotografati e per vedere la fotografia appena scattata con le nostre macchine digitali. Il problema più grosso è metterli in posa perché tutti si accalcano vicini all’obiettivo della fotocamera.

d5da9acd57d189fdf3d172da38c9f53e.jpgOltre alla tipica manyatta di capanne c’è una chiesetta in lamiera dove padre Alex dice Messa e che ha accanto una stanzetta dove il prete può riposare quando fa tappa per proseguire al villaggio sulla montagna.

Vicino c’è una scuola primaria seguita da maestri locali e lungo la strada un piccolo ospedale con un punto di atterraggio utilizzato di tanto in tanto dai medici per operazioni d’urgenza.

Facciamo ritorno a Kargi, dove nel pomeriggio con suor Alberta proseguiamo la visita tra le case in muratura e il pozzo. Beviamo il ‘chai’, la bevanda tipica del luogo, a base di latte e thè che sa di caffelatte affumicato. Un po’ di timore di essere colpiti da dissenteria, noi abituati a bere solo acqua precedentemente bollita e filtrata. Riusciamo a onorare l’ospitalità senza conseguenze spiacevoli.

5cf187a0be7145090acba14b43663689.jpgCeniamo al chiaro di luna mangiando riso e carne di capra cucinati da Rose e altre donne del luogo in compagnia dei catechisti di Kargi. Il cibo è buono e assaggio anche il piccione che la sera prima padre Alex aveva catturato nella chiesa.

Lo stupendo cielo stellato mi suggerisce di mettere la sveglia prima dell’alba nel tentativo di osservare la costellazione della Croce del Sud, la più famosa dell’emisfero australe.

 

29 OTTOBRE 2006 DOMENICA Da Kargi a Marsabit

 

Stamattina sveglia alle 5 per osservare il cielo stellato. Qualche nube all’orizzonte distrurba la visione ma poco prima dell’alba mi sembra di intravedere quattro stelle posizionate a forma di croce che potrebbero essere ed230a17113c260f61ba48778b5e34d1.jpgdella costellazione della Croce del Sud. Spero di poterla osservare meglio una delle prossime notti. La sonnolenza prende il sopravvento e mi impedisce di osservare l’alba, così vado a coricarmi ancora per qualche ora.

Prima della Messa delle 10 siamo circondati da bambini, uomini e donne che ci chiedono di scattare loro delle fotografie per poi averle una volta stampate. Un anziano, Frances Kereyo, mi lascia il suo indirizzo facendomi ca378ceae8c9663e707074bd38e39cc3.jpgpromettere di spedirgli un orologio da polso come il mio. Simona impara a intrecciare i fili per fare una corda da una signora anziana che sulla camicia porta la scritta ‘Overland’ . Si vede che la famosa carovana sponsorizzata dall’UNICEF è passata anche da queste parti.

Scatto anche diverse foto al catechista Edward e alla sua famiglia. Uno dei suoi figli, David, che conosce bene l’inglese che studia a scuola, mi aiuta come interprete per comunicare con gli adulti che parlano solo il dialetto rendille.

b465044cffa7b8e446d1820458e3c54e.jpgLa Messa dura 2 ore con lunghi canti e danze. La Chiesa è stracolma e uno stuolo di bambini siede a terra. Uno di loro dorme appoggiato ad un altro, probabilmente suo fratello. Allo scambio del segno della pace i bimbi si mettono in fila per darci la mano.

Dopo un caldo pranzo in compagnia di molti insetti (penso che la temperatura si aggiri sui 30 gradi) ripartiamo per Marsabit accompagnati dalla simpatica cuoca Rose.

All’arrivo troviamo un paesaggio molto verde, dopo tanto deserto, una doccia calda a lungo desiderata, un thè e una cena come solo le suore sanno cucinare.

5524785cfa7add5ace5d3c22e459e220.jpgDopo cena riceviamo la visita di mons. Ambrogio Ravasi che ci consegna una copia dei libri più recenti scritti da don Tablino da consegnare al Centro Missionario Diocesano. Tutti stampati in inglese.

 

 

 

30 OTTOBRE 2006 LUNEDI’  Marsabit

Stanotte non sono stato bene, ho avuto un po’ di febbre. Ho temuto di avere la malaria, siccome sono stato punto da una zanzara mentre facevo la doccia, ma sembra più probabile un po’ di indigestione dopo l’abbondante cena e un po’ di stanchezza dal viaggio da Kargi.

3a829d6a2e12afc62d2a0021e482a34e.jpgAl mattino ho assistito alla prima lezione di inglese che hanno organizzato Jenny e Simona con un insegnante locale per imparare qualche parola nei ritagli di tempo libero nella missione. L’insegnante si chiama Elias Elema,  è molto giovane, vive a Goro Rukesa, nei dintorni di Marsabit, e si sposta con una bicicletta o a piedi quando piove. Col mio inglese scolastico cerco di fare da interprete fra insegnante e allieve quando non riescono a capirsi.

Raggiungiamo Serena dalle donne Turkana per prenotare e commissionare le collane, i braccialetti, i rosari e i portachiavi che intendiamo acquistare per fare regali ai nostri amici e amiche in Italia. Il pagamento avviene attraverso suor Betta e Alberta, che si occuperanno di versare la quota sul conto personale della donna che ha realizzato il manufatto.

Nella parte restante della mattinata abbiamo messo un po’ in ordine i libri nella biblioteca per i ragazzi.

ab6493d689171899dd304a3bac2f48b7.jpgNel pomeriggio sono rimasto a riposarmi un po’ nella missione per recuperare le forze dopo la brutta nottata, scattando qualche foto ai locali della missione approfittando del bel sole che è finalmente uscito. Ho lasciato andare le ragazze con suor Betta a fare i lavori pesanti ‘da uomini’: a caricare della ghiaia per consegnarla ad una signora bisognosa.

Alla sera mi sento un po’ meglio: la tachipirina che ho preso in giornata mi ha fatto bene.

In uno scambio di idee sui villaggi visitati i giorni scorsi con le mie ‘mogli’ (questa deve essere l’impressione del mussulmano che vede noi quattro a spasso per il paese), è emersa l’idea di un dispensario viaggiante per raggiungere i villaggi più sperduti, fornendo un letto per dormire agli infermieri itineranti.

Stanotte spero di riuscire a riposare bene.

Feb 16, 2008 - Senza categoria    No Comments

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31 OTTOBRE 2006 MARTEDI’  Marsabit

Ho riposato bene, anche se mi sento ancora un po’ fiacco. Mentre ieri abbiamo visto per la prima volta a Marsabit il cielo limpido e sgombro da nubi, oggi di nuovo piove.

Al mattino seconda lezione di inglese di Elias nei locali dietro la chiesa con Jenny e Simona. Con le ragazze abbiamo poi terminato di mettere in ordine i libri nella biblioteca dei ragazzi.

Dopo pranzo Jenny e Serena vanno con suor Ornella a visitare la scuola primaria John Asteggiano, mentre io e Simona rimaniamo in missione per riposarci e per fare bucato nella lavanderia. E’ la prima volta che mi capita di lavare a mano camice, magliette e biancheria intima passandoci sopra un grosso sapone. Dall’aria divertita di Simona devo essere molto buffo mentre cerco di svolgere al meglio queste operazioni. Approfittiamo di un po’ di sole per stendere i nostri panni appena lavati.

Al ritorno delle altre ragazze con suor Betta andiamo a piedi a visitare l’ospedale di Marsabit. Ogni reparto si trova in una costruzione indipendente e per passare da uno all’altro si deve uscire all’esterno esposti alle intemperie e al fango della stagione delle piogge.

Sembra di essere tornati indietro nel tempo a 100 anni fa: i letti sono ammassati, uno vicino all’altro senza senso della privacy; i dottori si fanno desiderare: durante la nostra visita abbiamo visto solo delle figure intermedie tra medici e infermieri; l’igiene sembra inesistente, secondo il parere di Simona e Jenny che lavorano in ambiente sanitario, anche se ovunque si avverte un forte odore di disinfettante (creolina) che al termine della visita mi lascia con un senso di nausea.

Il cibo viene distribuito dentro secchi o bacinelle. Sembra di essere più in una stalla dove di allevano animali che in un ospedale.

Tra i pazienti incontriamo una donna affetta da A.I.D.S. che sta sdraiata sul lettino e cerca di mangiare qualcosa prendendo con le mani il riso contenuto in un secchio. Un’altra donna è coperta di bende perché si è ustionata nell’incendio della sua capanna. Suor Betta ci spiega che succedono spesso questi casi alle donne mentre cucinano nella loro capanna. Quindi ci uniamo in preghiera con parenti e amici di un uomo giovane che è molto grave. Di un medico neanche l’ombra. Ci dicono che per avere le medicine bisogna procurarsele da chi le ha (in genere nelle cliniche private) e, ovviamente, pagarle.

Visitiamo il reparto maternità che sembra il meno peggiore, con un’ala nuova in costruzione. Le attrezzature sono primitive, ma il clima che si respira è migliore.

Secondo Serena peggio di così sono solo i gironi dell’inferno. Meglio non ammalarsi mai, da queste parti.

2ed09731092f1e02ef2ae885599e3042.jpgDopo cena nella chiesa recitiamo il Rosario con le ragazze del collegio per la festività di Tutti i Santi. E facciamo conoscenza di don Bartolomeo Rinino, di ritorno da Bubissa, che ci offre gli zuccherini al limoncello che gli abbiamo consegnato da parte dei suoi parrocchiani di Cherasco. Don Rinino è ritornato a Marsabit nel 2005 in seguito agli scontri tribali tra Gabbra e Borana, dopo esservi stato tra il 1972 e il 1984 e tra il 1996 e il 1998. Nonostante i suoi 65 anni  è una persona molto attiva e ci rendiamo subito conto che scherza volentieri.

 

1° NOVEMBRE 2006 MERCOLEDI’  Marsabit e Didadi

8c6b969202c4f9f65722fcd982bdb2d7.jpgDopo la consueta lezione di inglese ci dividiamo. Jenny e Simona accompagnano suor Alberta a distribuire la comunione a Milima Mitatu e a far spesa al mercato. Io e Serena ci rechiamo con suor Betta e la sua Land Rover alla scuola materna di Didadi, poco fuori Marsabit. In paese carichiamo un tubista che deve riparare una cisterna (tank) che perde la preziosa acqua piovana raccolta dai tetti della scuola. I bambini sono in un momento di ricreazione e nel cortile stanno giocando plasmando col fango forme di animali e con rametti e foglie costruiscono piccole capanne. Serena si chinadfd9a50b881640e3e2fdfa0025a49cc5.jpg in mezzo a loro e cerca di insegnare come plasmare altre forme con la terra bagnata dalla pioggia degli ultimi giorni.  Con l’aiuto del maestro riusciamo a mettere in fila i bimbi per scattare qualche foto con loro. Mentre si procede alla riparazione della cisterna e viene preparato il pranzo per i bambini con suor Betta facciamo un rapido sopralluogo allo stagno artificiale costruito dalla gente del posto per trattenere l’acqua. Il colore marrone dell’acqua, nonostante le abbondanti piogge di questi giorni, rende evidente le pessime condizioni igieniche in cui vive la maggior parte 8aeaa6a9eb2686347e75eeb30fd60d42.jpgdella popolazione, a continuo rischio di infezioni e dissenterie. Nella missione in cui soggiorniamo l’acqua piovana viene raccolta dai tetti in grosse cisterne. Quindi viene pompata in una cisterna posta più in alto da dove, per caduta, scende negli impianti idraulici delle cucine e dei bagni. Per renderla potabile, l’acqua viene prima bollita e quindi filtrata. Per questo motivo beviamo solo l’acqua filtrata che ci forniscono i missionari e con questa ci laviamo anche i denti.

Quindi ci aggiriamo per la manyatta vicina dove notiamo grosse capanne e grossi 15f00a5ef7133dd29af4a41cc65692e7.jpgrecinti al cui interno non ci sono animali. Gli uomini sono al pascolo e incontriamo solo donne che parlano prevalentemente borana e anche suor Betta ha difficoltà a comunicare, nonostante le lezioni di lingua borana di don Tablino. Alla vista di un uomo, alcune donne scappano all’interno delle capanne per timore che i loro uomini le puniscano solo per aver parlato con un altro uomo.

Le campagne sono verdi dopo le piogge di ieri e numerosi sono gli aratri trainati da buoi molto magri. Non si vedono trattori: anche l’agricoltura sembra indietro di 100 2ab2b5b15e1bc1cb0023f17fdccfdc47.jpganni.

Lungo la strada del ritorno passiamo vicino alla scuola primaria e alla chiesetta di Goro Rukesa, da dove proviene il nostro insegnante di inglese, a circa 2 ore a piedi da Marsabit.

Nel pomeriggio io e Serena rimaniamo nella missione a Marsabit perché rientrati un po’ tardi dalla visita a Didadi. Simona e Jenny partono con suor Betta e padre Alex per Jilo dove è prevista un’ora di religione (poi saltata) e la Messa festiva.

Serena viene rapita dalle ragazze del collegio che vogliono farle imparare alcuni canti. Viene rilasciata alle 16.30 per la Messa della festività di Tutti i Santi celebrata da don Rinino.

 

2 NOVEMBRE 2006 GIOVEDI’ Da Marsabit a Maikona e ritorno

 

a640db7d0051216fe65d80ca1e0488ff.jpgOggi don Rinino ci porta a visitare nella giornata la missione di Maikona. Il viaggio è faticoso: 3 ore di viaggio all’andata e 3 ore al ritorno su una strada sassosa. Stupendo il panorama durante la discesa nel deserto, durante la quale abbiamo fatto un insolito incontro: un giapponese in bicicletta coi suoi bagagli proveniente dal lago Turkana e diretto a Marsabit!

Facciamo una sosta in mezzo al deserto per gustarci le arance raccolte nel giardino delle suore e permettere a Jenny e Simona di riprendersi dal viaggio che stanno 0634540322fe08278cdfe8f162f6fe2a.jpgfacendo nel cassone coperto della camionetta. Di nascosto riesco a fare una foto a don Rinino che non vuole farsi riprendere.

Riprendiamo il viaggio e ad un certo punto la strada finisce e percorriamo una vasta zona desertica . Di tanto in tanto avvistiamo dei dromedari

In mezzo al deserto sassoso le case dei missionari a Maikona sono belle e accoglienti, curate nei particolari. La missione fu fondata nel 1966 da don 23aa744e956a2fb5f630a048d7264070.jpgBartolomeo Venturino, rientrato nel 1990 in Italia, e da alcuni anni è seguita dai padri rumeni Eugenio e Vito. Oggi il primo è in Italia e il secondo è nella missione di North Horr.

Visitiamo il dispensario seguito da 2 volontari la scuola primaria per ragazzi e ragazze, il collegio delle ragazze, la biblioteca e la casa delle suore in corso di sistemazione (è previsto a breve il rientro delle suore messicane).

d0b1fe2f3cf1d85c8ab131e4a0487f44.jpgVisitiamo anche la Chiesa  e notiamo davanti alla sua entrata l’originale campanile, se così si può chiamare e l’anfiteatro costruito attorno ad una grande acacia.

Pranziamo nell’accogliente cucina della missione con pane e salame, biscotti, arance e un caffè preparato con le mie mani. A causa del menù e del grande caldo beviamo molta acqua. Qui a Maikona ci sono dei pozzi ma l’acqua è molto salata e allora i missionari usano la stessa tecnica adottata a Marsabit, cioè raccolta di acqua piovana in grosse cisterne, bollitura e filtraggio.

4af1295502f6a39b5673f9fb29273a1c.jpgNon ci avventuriamo per le altre missioni di North Horr, Ileret o Badda Hurri perché le piogge dei giorni scorsi potrebbero aver reso impraticabile il deserto del Chalbi  e rischieremmo di impantanarci.

Ci incamminiamo lungo il viaggio di ritorno a Marsabit, ma prima passiamo accanto al villaggio, che conta tra i 3000 e i 4000 abitanti in prevalenza di tribù Gabbra. Notiamo una certa varietà di costruzioni, con case in muratura e tetto in lamiera accanto a capanne più primitive.  

Il viaggio di ritorno nel cassonetto della camionetta tocca a me e Serena. Quante pietre e quante buche sulla strada…

 

3 NOVEMBRE 2006 VENERDI’  Marsabit e Dirib Gombo

 

Al mattino il tempo è brutto e, mentre Serena va con suor Betta per una lezione di religione, con Jenny e Simona assisto alla consueta lezione di inglese di Elias. Dopo le ragazze si fanno spiegare dalla cuoca Jilo come si cucinano due piatti tipici: i chapati, una specie di crệpe che si usa al posto del pane, e i mandasi, una pallina dolce e fritta di cui ci siamo fatti scorpacciate mentre eravamo a Kargi.

f08fc47fc744a60ea64bab3ab305bb7e.jpgNel pomeriggio il tempo è migliorato e padre Alex con la sua Land Rover ci ha portato a Dirib Gombo, vicino a Marsabit, dove vicino alla chiesetta e al dispensario medico stanno costruendo una casa per le suore, una casa per i padri ed un centro per disabili fisici. Scattiamo molte foto al cantiere perché dobbiamo documentare lo stato di avanzamento dei lavori per le raccolte di fondi che don Gino Chiesa sta organizzando in Italia. Il luogo è molto panoramico perché domina sulla vallata.

Ci spostiamo quindi alla St.Paul’s secondary school, una scuola secondaria diocesana 903655cb89bde03287cc37ad8ddaa4f3.jpgcon college per ragazzi. Visitiamo i locali della scuola che è molto ampia e appare ben attrezzata.

Poi andiamo in un’altra scuola, alla Memorial John Asteggiano primary school, la scuola primaria costruita in memoria di don Giovanni Asteggiano, considerato il fondatore del sistema scolastico della missione, che fu parroco a Marsabit dal 1966 al 1993 quando morì. La scuola appare ben organizzata e curata, con le aule diposte intorno ad un grande albero che sta al centro del cortile. Di lato c’è il refettorio 8ac4eea4f6b4905f626b6c9df48e78b9.jpgdove i ragazzi mangiano il pranzo, assicurandosi almeno un pasto completo al giorno. Padre Alex mi incarica di scattare diverse foto alle classi di alunni presenti (purtroppo per noi sono in vacanza le classi dei più piccoli) per documentare le adozioni a distanza che è possibile fare per i bambini più bisognosi. Non si tratta di adozioni individuali ma collettive, in quanto l’esperienza ha insegnato che possono crearsi situazioni di disuguaglianza di trattamento tra i bambini per le dinamiche che si instaurano tra adottante e adottato.

9c4b91fd398a204ce7d4326cd70f1525.jpgNel corso degli spostamenti passiamo vicino alla foresta e avvistiamo dei babbuini. Nei periodi di siccità scendono dalla montagna in città alla ricerca di cibo e sono molesti alle persone.

Prima di tornare alla missione passiamo a trovare Henry Domann, uno svizzero che ha sposato un’indigena e si è stabilito qui, dando una mano ai missionari per riparazioni e costruzioni di case. Siamo invitati a cena a casa sua domenica sera.

 

4 NOVEMBRE 2006 SABATO  Marsabit e Songa

 

74b7ad539976b2dab62a0e762a53a934.jpgOggi al nostro gruppo di ospiti alla missione si è aggiunto Angel, un giovane spagnolo di 24 anni che si sta specializzando in comunicazione audio-visiva. Munito di telecamera e macchina fotografica sta realizzando un film sui missionari in Kenya.

Approfittando del tempo buono stamattina con suor Betta e Alberta attraversiamo la foresta che sta sulla montagna, entrando nel Parco Naturalistico di Marsabit, per visitare il villaggio di Songa, dove le due suore tengono la catechesi alle donne e ai ragazzi. E’ un villaggio immerso nel verde, dove la gente vive di agricoltura e 27e732a1f301bc432de6c8b9f36db1e7.jpgpastorizia. Qui i missionari hanno realizzato una chiesetta, una scuola primaria e un dispensario. Anche qui con gli studenti beviamo il chali. I missionari raggiungono questo villaggio isolato di tanto in tanto ma per fortuna c’è un catechista locale, George, che cerca di sistemare la figlia non ancora sposata ad Angel. Ci mostra la sua casa molto povera, ma che è lussuosa a confronto delle capanne del villaggio, e ci presenta sua moglie che è coricata perché affetta da malaria.

Nei discorsi durante la giornata veniamo a sapere che da queste parti è diffusa 7bd1b23c0e84d86b9a5d07bf1d62639d.jpgl’usanza della mutilazione genitale delle ragazze, in un rito di iniziazione all’età adulta. E questa crudele usanza si mantiene anche nei convertiti cristiani! Povere ragazze! La condizione femminile è veramente difficile: sottomesse e spesso picchiate dall’uomo per futili motivi, costrette a lavori pesanti come andare al pozzo per procurarsi l’acqua o procurarsi la legna per il fuoco oltre a crescere la numerosa prole, ora veniamo a sapere che le aspetta anche la mutilazione genitale..

Nel viaggio di ritorno nella foresta incontriamo diversi gruppi di scimmie, anche se ciba9871bb23b2d3329ed061ddfe8ebe57.jpg risulta difficile fotografarle perché vanno a nascondersi nella fitta boscaglia.

 

 

 

 

 
5 NOVEMBRE 2006 DOMENICA  Marsabit e Karrare

8d6204494ea333db2dd57df78e29027d.jpgStamattina suor Ornella ci ha accompagna, col suo fuoristrada giapponese (Toyota Land Cruiser), a Karrare dove, dopo la Messa di padre Jovercino, c’è la festa dei bambini missionari con balli, canti e scenette nei locali della scuola seguito da un pranzo a base di riso e fagioli, durante il quale facciamo conoscenza di Maria Goretti, un’insegnante locale. Son contento di rivisitare la simpatica comunità di Karrare, che abbiamo conosciuto due settimane fa al nostro arrivo. E non solo perché ci sono bellissime ragazze come Angelina …

43325e83ceb34659ad8702492b05b884.jpgAnche da queste parti i ragazzi giocano a calcio. Nei pochi locali dove c’è la televisione a Marsabit ci dicono che è molto seguita la Premiere League inglese. Con l’Italia da pochi mesi campione del mondo qualche ragazzo conosce i nomi dei nostri giocatori più famosi come Buffon, Inzaghi, o Pirlo.

A Karrare da poco hanno edificato una nuova moschea. Suor Ornella dice che l’islam si sta diffondendo in modo capillare perché va d’accordo con le usanze tribali in cui la donna è sottomessa ed esiste la poligamia. E questo nonostante tanti anni di lavoro 83039cc078f6169de4a943fccea6aacf.jpgdei missionari cattolici.

Durante il viaggio di ritorno sulla strada nei pressi di Marsabit troviamo padre John Kundu con l’auto in panne e un meccanico al lavoro sul motore. Anche in queste circostanze non perde il sorriso e il buon umore!

Alla sera con padre Alex, padre Jesus e suor Betta siamo andati a cena da Henry, lo svizzero che siamo già passati a trovare due giorni fa. Una cena semplice, un self-service all’aperto, dove abbiamo conosciuto la moglie e i figli di Henry, e padre Hubert, uno dei 3 padri tedeschi della diocesi di Ausburg che seguono la missione di North Korr. Henry e sua moglie ci fanno vedere anche il forno dove producono il pane e i dolci che vendono in una bottega nel paese.

 

6 NOVEMBRE 2006 LUNEDI’ Marsabit e Milima Mitatu

1a2e8d306d8816b613eb54e2674fb895.jpgStamattina dopo l’ultima lezione di inglese di Elias con suor Betta carichiamo un po’  di cose sulla sua Land Rover (legna, zucchero, latte) più le cose che acquistiamo al mercato (biscotti, caramelle, vestitini) e ci dirigiamo alla scuola materna di Milima Mitatu. Qui incontriamo numerosi bambini che facciamo giocare a tombola (che qui si chiama Bingo), distribuendo premi e palloncini a tutti. Al termine, nel cortile della scuola, distribuzione di biscotti e chali per tutti. Sono presenti anche diverse mamme, di cui molte donne Turkana dello shelter women’s group che al mattino nella b7acabae458509b73d62f4de495bd6bb.jpgmissione producono monili con le perline. Angel intrattiene alcuni bambini tentando di comunicare in kiswahili, aiutandoci a portare un po’ di allegria e di cibo a tanti bei bimbi e bimbe. Ci viene voglia di portarne a casa qualcuno.

Nel pomeriggio partecipiamo alla Messa delle 17. Della liturgia in kiswahili riusciamo a intuire solo il passo del Vangelo che viene letto.

Alla sera siamo a cena a casa di Eva Darare e suo marito Agostino. Eva è la 3e51ca6d2fbfb734507bc9153a935c9e.jpgcoordinatrice locale di tutti i progetti di emancipazione delle donne, nati con l’iniziativa di suor Isabel Gonzalez, fino a pochi anni fa missionaria a Marsabit. Eva ci spiega che in Africa c’è bisogno di difendere i diritti più elementari delle donne e le diverse iniziative di formazione e di lavoro che le vede coinvolte vanno in questo senso. L’esigenza che ci ha manifestato è quella di trovare nuovi mercati dove piazzare i prodotti artigianali delle donne di Marsabit e delle altre parrocchie dove sono attivi i diversi gruppi. Quando saremo tornati a casa ci prenderemo l’impegno di aiutare a vendere questi prodotti nei mercati che vengono allestiti durante diverse feste.

 

7 NOVEMBRE 2006 MARTEDI’  Marsabit

65f98000d1779190c6e0b9b1f8a7128e.jpgStamattina Simona, Jenny e Serena si sono date da fare in cucina per sfornare due torte di mele per questa sera che si cenerà insieme padri e suore. Normalmente si consumano i pasti separatamente e, per non far torto a nessuno, noi ospiti solitamente pranziamo coi padri e ceniamo con le suore.

Per il resto della mattinata siamo dalle donne Turkana a ritirare e pagare i braccialetti, le collanine e i rosari che avevamo commissionato giorni fa.

cea8b0f462bc64e2e52e7e3aa0106d6f.jpgNel pomeriggio ci fa visita don Tablino, che ci consegna un po’ di lettere e pacchetti da consegnare in Italia. E’ d’obbligo la foto con il fondatore e l’attuale parroco della missione padre Alex.

Il resto del pomeriggio è libero. Decidiamo di fare due passi per Marsabit, dirigendoci verso il Pastoral Centre dove lavora suor Ornella, ma sbagliamo strada e dopo un po’ dobbiamo tornare indietro. Nel frattempo si sono aggregati a noi un gruppo di ragazzi che in inglese ci chiedono denaro e ci guardano incuriositi. Noto c4a59c70120207bed273bca321636626.jpgche alcuni di loro sorridono divertiti a vedere me e Simona che ci teniamo per mano. Probabilmente per loro è una visione strana, dal momento che donne e uomini stanno di solito separati da queste parti, ognuno al posto loro assegnato: le donne insieme alle donne e gli uomini insieme agli altri uomini.

Tornati alla missione diamo una mano a preparare la cena comunitaria nei locali della biblioteca dietro alla casa delle suore, che è abbastanza spaziosa da accoglierci f83067569bd4f0f255d384ed3428bca9.jpgtutti.

Tra le portate, oltre alle torte di mele delle ragazze, anche delle tortillas spagnole. Seguono canti e danze. Alla chitarra padre Jesus Lobato e padre Jovercino. Padre Jesus e Angel cantano fino a tarda notte canzoni di cantautori di lingua spagnola.

 

8 NOVEMBRE 2006 MERCOLEDI’  Marsabit

e6be09fa6749b2fb1ae729b3a3a98129.jpgOggi è iniziata sul serio la stagione delle piogge: a partire dalle 3 di notte fin verso le 11 ha piovuto ininterrottamente e, a tratti, con intensità. Le strade di Marsabit sono piene di grosse pozzanghere e fango.

Mentre le ragazze sono alle prese con una lezione di chapati della cuoca Jilo, approfitto del tempo plumbeo per dare un’occhiata ai libri di padre Tablino, che descrivono in dettaglio la storia della missione di Marsabit e del nord del Kenya e delle tribù che le abitano. L’edizione è in lingua inglese, ma scritta in modo semplice e comprensibile, ed è aggiornata ai tragici scontri tribali dello scorso anno che hanno causato numerose vittime.

16b247773d5a5e89e4e5e347d3446a81.jpgNel pomeriggio il cielo si rasserena e padre Jesus ci chiede di accompagnarlo alla sepoltura con rito cristiano di un bambino morto di malaria. Il giudizio di padre Lobato sui musulmani è molto severo: secondo lui sono la malattia del mondo perché vogliono imporre a tutti di credere e gli infedeli andranno all’inferno. Probabilmente questo giudizio è viziato da un difetto di traduzione in quanto non conosce bene la lingua italiana.

Quindi torniamo dalle Suore della Carità e dai 13 bimbi, dove siamo già stati circa 2 settimane fa (il 24 ottobre), e come allora giochiamo con questi bimbi tenerissimi e bisognosi di affetto. Alle ore 17 arriva padre Agostino, assistente del vescovo, per dire Messa in inglese. Siamo colpiti da alcuni bambini che, pur non avendo più di 4-5 anni, 6e9250049dd73ede4926cf1f335ba6cc.jpgassistono alla Messa con attenzione e partecipazione ai gesti e ai canti. Per fortuna al termine della Messa arriva a prenderci padre Jesus con il fuoristrada e ci evita una camminata nel fango dopo le grandi piogge. Diamo un passaggio anche a padre Agostino che con il suo mezzo è rimasto impantanato.

Prima di cena facciamo un bel falò con i rifiuti che abbiamo prodotto in queste 2 settimane. La raccolta dei rifiuti qui non esiste. Si possono notare qua e là, sul ciglio della strada, dei piccoli mucchi di rifiuti. Pochi perché qui si tende a riutilizzare tutto e non si butta via quasi niente.

Dopo cena andiamo dai padri a vedere in videocassetta la prima parte del film TV ‘Jesus’. La televisione da queste parti si riceve ma il segnale è molto disturbato. Mi mancano molto i telegiornali, le informazioni su come va’ il mondo. Le notizie arrivano dai padri con un giornale in inglese, il ‘Daily Nation’, che però è scritto con una forma e dei vocaboli per me incomprensibili.

 

9 NOVEMBRE 2006 GIOVEDI’  Marsabit e Dugomba

4391e450328fba0a3b39f3c9c5ba1504.jpgIn alcune mattinate di novembre c’è la nebbia anche qui all’equatore. Ho approfittato per mettere un po’ in ordine la mia stanza e predisporre le cose da mettere in valigia. Il tempo piovoso ci consiglia di metterci già in viaggio domani per prevenire eventuali ritardi dovuti a eventuali tratti di strada impraticabili da qui a Nairobi.

Alle 11 con suor Alberta andiamo al mercato, dove sono esposte delle stoffe coloratissime. Acquisto una bellissima stoffa per mia madre, che con le sue abilità di sarta ne ricaverà un bel vestito. Dopo gli acquazzoni di questi giorni, torniamo in missione con le scarpe coperte di fango (irriconoscibili) e anche il fondo dei pantaloni è ricoperto di fango. Come abbiamo già potuto verificare, nella stagione delle piogge è consigliato portarsi un paio di stivaletti (come ha suor Alberta!).

38fef3ea587b93a7d4ca42c0a041fa2c.jpgNel pomeriggio padre Lobato con la sua Land Rover ci ha accompagna al santuario sulla collina da don Tablino, che ci deve consegnare ancora alcune lettere per l’Italia. Facciamo conoscenza di padre Dutto di Cuneo, che non era presente alla nostra precedente visita, che ci fa dono di una corona del rosario con le decine dei colori dei 5 continenti della Terra: bianco (Europa) giallo (Asia) rosso (America) verde (Africa) blu (Oceania).

Quindi facciamo tappa ad un villaggio vicino, Dugomba, dove ci siamo riuniti nella 1e8b14b2d424bbde79833af8ebbc49f5.jpgcasa di un catechista locale e padre Lobato ha fatto l’esegesi del Vangelo domenicale alla presenza di un numeroso gruppo di adulti. Usciamo e facciamo una foto di gruppo di fronte ad una chiesetta tutta in lamiera, così come erano inizialmente tutte le chiese della missione.

Dopo cena andiamo dai padri a vedere in videocassetta la seconda parte del film TV ‘Jesus’, apprezzando il modo in cui viene presentata la figura di Gesù, amico e vicino alla gente, come i missionari di Marsabit.

10 NOVEMBRE 2006 VENERDI’ – Da Marsabit a Nairobi

fd93af79040d5e123d436197da8820e0.jpgStamane la sveglia è molto presto, alle 4,30 e la partenza da Marsabit per Nairobi è prevista attorno alle 5. Ci porta padre Jesus Lobato che ci ha accompagnati in questi ultimi giorni e che deve andare a Nairobi per un convegno. Con noi è anche Angel, che ha avuto qualche problema in più nel risveglio. Abbiamo salutato già ieri i padri e le suore ringraziandoli per la loro accoglienza e testimonianza. Lasciamo Marsabit che è ancora buio.

Mentre comincia ad albeggiare, nei pressi di Karrare poco lontano dalla strada avvistiamo un elefante che sta facendo colazione con un piccolo albero.

455f3b70b5961709b9cdb5a39471f8f6.jpgLa strada è bagnata, a tratti fangosa, ma praticabile, nonostante le abbondanti piogge degli ultimi giorni. Non è praticabile, però, la strada in cui dovevamo deviare per recapitare alle Niraga sisters, le suore che si occuperanno del Centro disabili di Dirib Gombo, una lettera da parte di don Tablino.

Alcune soste tecniche e raggiungiamo Nanyuki, dove pranziamo in un ristorante, mentre padre Lobato fa riparare il mezzo da un meccanico per un piccolo guasto.

3447d6940491447b69119ca0950ea79d.jpgDurante il viaggio notiamo con maggiore evidenza, dopo più di 2 settimane a Marsabit e dintorni, la differenza tra Kenya del nord ed il resto del Paese. La strada non asfaltata fin dai tempi coloniali inglesi, anche perché osteggiata dai locali, è il simbolo dell’arretratezza economica e della volontà di mantenere i costumi e le usanze tribali, come una vera e propria ‘riserva naturale umana’.

Qui a Nanyuki si nota già un più elevato tenore di vita, dove molta gente si sposta in auto e veste all’occidentale, anche se non è paragonabile a quello dei nostri Paesi.

ae1e164e5d4119b249907ec3ae855d1e.jpgVerso sera giungiamo a Nairobi e, dopo aver lasciato Angel presso una missione nel quartiere di Kariobangi, rimaniamo imbottigliati nel traffico della metropoli. Nairobi conta 4 milioni di abitanti ma non ha una tangenziale: tutti gli spostamenti vanno ad intasare le vie principali della città.

Arriviamo nel seminario dei padri comboniani, dove abbiamo pernottato la prima notte (tra il 20 e 21 ottobre), in tempo per la cena.

11 NOVEMBRE 2006 SABATO – Nairobi

88ada4baafb5e2a0e336a38732b033ba.jpgAccompagnati da padre Lobato, oggi visitiamo il centro di Nairobi: la moderna Cattedrale, il bookshop delle Edizioni Paoline, i negozi del centro.

Nairobi è una città dai forti contrasti, dove nel raggio di pochi chilometri si alternano quartieri di persone benestanti con ‘slums’, come vengono chiamate qui le baraccopoli.

Oggi vediamo la parte ricca della città, dove si concentrano le attività commerciali e e578023535cf8d1bfbf9d07bb8543a24.jpgsi ergono numerosi grattacieli che sembra di trovarsi a New York o in una metropoli del Sud Africa. La gente è vestita e si atteggia alla società dei consumi occidentale, la vita è frenetica come in una metropoli europea.

Uscendo dalla libreria paolina incontriamo per caso mons. Ambrogio Ravasi, che abbiamo modo di salutare e scattare una foto con lui.

Dopo un caffè al bar incontriamo suor Betta, anche lei a Nairobi per un convegno e fceea0e70f797f36b1d922e709be0422.jpgper acquistare una lavatrice nuova per la missione di Marsabit. Con lei pranziamo al ristorante, discutendo su quanto è difficile evangelizzare un popolo con usanze radicate come l’oppressione della donna con la mutilazione genitale e la poligamia che in Kenya è permessa dalla legge. Si tenta di far entrare il Vangelo tra le usanze, anche se gli antropologi storcono un po’ il naso…

Nel pomeriggio ci spostiamo nella periferia della città dove è la sede provinciale delle suore comboniane, dove alloggia suor Betta. Qui acquistiamo diversi oggetti a77d9320432ca54da883b68d1edc8b3d.jpgartigianali provenienti dalle missioni di tutto il Kenya.

Dopo aver salutato affettuosamente suor Betta, padre Lobato ci porta nella sede provinciale dei padri comboniani dove alloggerà da domani sera, dopo la nostra partenza. Qui incontriamo padre Pancho, impegnato a rinnovare il suo visto di soggiorno in Kenya.

Ritorniamo al seminario comboniano per la cena e l’ultimo pernottamento in terra keniota.

12 NOVEMBRE 2006 DOMENICA – Nairobi e in volo per il ritorno

8c4b32d3f4969976f380098ce5518ef5.jpgOggi tocca alla parte povera di Nairobi. Dei 4 milioni di abitanti della capitale del Kenya, si stima che 2,5 milioni vive nelle 199 baraccopoli, immense come Kibera che conta 800.000 abitanti e le più piccole con qualche centinaio di persone. Nella mattinata andiamo a Messa nella Chiesa di St.John nella baraccopoli di Korogocho, accompagnati da padre Lobato. Seguendo i consigli dei missionari ho lasciato a casa il portafoglio e l’orologio, portandomi dietro solo il passaporto e pochi spiccioli. Non ho con me la fotocamera perché troppo voluminosa. Le ragazze riescono a scattare alcune foto con le loro fotocamere più compatte che riescono a tenere in tasca. Il rischio di venire scippati è molto elevato, e allora ci spostiamo velocemente senza mai staccarci dal gruppo. Qualcuno si avvicina solo per 8c1af50ab6c77ce41b4e9fdf851ff5da.jpgchiedere denaro.

La Messa segue una liturgia e un cerimoniale particolare e ogni tanto ci ritroviamo smarriti tra i canti e le danze che coinvolgono anche i celebranti e i chierichetti. Dura circa 2 ore e 15 minuti con in appendice un mini-concerto della corale locale, che ha appena vinto un premio. Come in altre occasioni, veniamo invitati a presentarci al microfono.

Facciamo conoscenza di padre Paolo, che deve lasciarci per raggiungere padre Daniel impegnato nell’organizzazione del World Social Forum che si terrà qui tra pochi mesi.

Usciamo dalla Chiesa e, accompagnati da uno studente comboniano di origine peruviana, 384fd084d5161142a2be6bc5811eb6ff.jpgfacciamo un giro per la baraccopoli. Korogocho è una delle baraccopoli di Nairobi che sorge su una discarica di rifiuti, popolata da circa 120.000 persone che vivono in baracche di fango e lamiere su un’area di 1,5 kmq. Le baracche sono attaccate le une alle altre, divise da stretti viottoli che fanno da scolo di acque e fogna a cielo aperto. La pioggia battente rende ancora più sinistro e lugubre l’ambiente. Circa 80% degli abitanti di Korogocho è costretto a pagare un affitto ai proprietari delle baracche.

711f4571be62d0636c1445291adf3841.jpgPranziamo a base di gustosissimi fagioli nei locali della parrocchia, dove ha vissuto padre Alex Zanotelli, accolti da uno studente polacco e due gesuiti kenioti. Ci raccontano che tutti gli studenti comboniani trascorrono un anno in una baracca a Korogocho, per imparare a condividere le condizioni di vita di chi vive nella baraccopoli. Facciamo un po’ di shopping alla bottega di prodotti artigianali e, dopo aver acquistato un po’ di frutta, facciamo ritorno al seminario comboniano per fare le valigie.

Dopo cena ci aspetta l’aereo per Zurigo, su cui viaggeremo tutta la notte. Un caloroso saluto a padre Lobato che ci accompagna all’aeroporto e qualche lacrima trattenuta a stento mentre dall’oblò dell’aereo osserviamo le luci di Nairobi che si allontanano da noi… Arrivederci, Kenya!

13 NOVEMBRE 2006 LUNEDI’ – In volo da Nairobi ad Alba

Dopo aver viaggiato tutta la notte, atterriamo all’aeroporto di Zurigo. Il volo per Malpensa è rinviato causa nebbia. Alcuni problemi al check-in per l’imbarco: mentre eravamo in Kenya qui in Europa sono entrate in vigore leggi più severe sul bagaglio a mano per prevenire attentati terroristici e ci sequestrano un po’ di contenitori di liquidi che superano i limiti: lo shampoo, il doccia schiuma, il repellente per le zanzare e le bottigliette d’acqua rimangono a Zurigo. Per fortuna i gentili impiegati dell’aeroporto non fanno problemi sui manufatti che portiamo dall’Africa (collane, braccialetti, portachiavi). Rimangono solo un po’ stupiti nell’esaminare una scatola piena di anelli di ferro, che ci serviranno per completare i portachiavi che le donne Turkana non sono riuscite a terminare in tempo.

Rimpatriamo a Malpensa, dove ci attende pazientemente Diego, che ci riporta ad Alba.
Gen 13, 2008 - Senza categoria    No Comments

CONCLUSIONI

Questo viaggio in terra d’Africa ha lasciato in me un segno indelebile. Non solo un nostalgico o romantico ‘mal d’Africa’ per la bellezza selvaggia di quelle terre, ma anche e soprattutto un certo disappunto per aver visto coi miei occhi e impresso nella mia mente numerose immagini di una condizione di vita povera e disagiata in cui vivono milioni di persone. E quindi un senso di profonda ingiustizia, se paragonata alla condizione in cui siamo abituati a vivere, circondati da mille cose inutili e nello spreco di risorse preziose.

Ho visto molta povertà materiale ma anche molta ricchezza spirituale. Nei numerosi sorrisi di bimbi e adulti che ho incontrato, ho potuto notare la serenità e l’armonia di una vita semplice, anche se piena di stenti e di fame non saziata.

E ho avuto la fortuna di incontrare i missionari, persone eccezionali che ci hanno accolto come padri, madri, fratelli e sorelle di un’unica famiglia umana e che nell’accompagnarci in questo angolo di mondo ci hanno insegnato come stare in mezzo alla gente, instaurare rapporti semplici e profondi con tutti, con un’attenzione particolare ai più bisognosi e indifesi.

Ritornato nella società dei consumi, non posso che ripromettermi una vita più sobria, senza desiderare di circondarmi di cose non essenziali, senza sprecare risorse preziose come l’acqua, ma utilizzando tutti gli strumenti possibili a disposizione per dare un aiuto, seppur piccolo, ai nostri missionari impegnati in prima linea a servizio degli ultimi. Come la vendita dei prodotti artigianali delle donne Turkana nei mercatini delle solidarietà o nelle feste di paese, la raccolta di fondi per singoli progetti o per l’adozione a distanza dei ragazzi e delle ragazze della scuola primaria in memoria di John Asteggiano.

E cercare di sensibilizzare più gente possibile sullo squilibrio ingiusto di ricchezze e condizioni di vita tra il nostro mondo e i Paesi poveri. Spero con questo diario di aver contribuito alla causa.

 

AGGIORNAMENTI

Dal nostro viaggio ad oggi sono accadute molte cose nella missione di Marsabit.


Gennaio 2007 – Dopo tanti anni di onorato servizio Mons.Ambrogio Ravasi, allora vescovo di Marsabit, è stato sostituito da mons. Peter Kihara, keniota.

Purtroppo la fantastica Suor Betta (all’anagrafe Beta Almendra) ha dovuto abbandonare la missione di Marsabit per problemi di salute. Dopo aver subito un delicato intervento chirurgico in Portogallo si è ripresa velocemente e con la sua consueta vitalità si occupa di pastorale giovanile e missionaria nel suo paese. A Marsabit ha preso il suo posto suor Gabriella.

Padre Jesus Lobato è stato trasferito a Nairobi al Seminario comboniano, dove ci ha accompagnati per l’ultimo pernottamento del nostro viaggio.

A Maikona sono arrivate le suore messicane nella casa in cui erano in corso i lavori durante la nostra visita.

Nell’estate 2007 Don Bartolomeo Venturino, il primo Fidei Donum italiano partito da Alba nel 1958 per il Kenya è tornato per alcune settimane per una visita nella sua amata Marsabit, dopo 20 anni di assenza. Ha così potuto festeggiare insieme a don Paolo Tablino i 50 anni dall’enciclica ‘Fidei Donum’ (1957) con cui Papa Pio XII invitava all’impegno missionario i presbiteri, i diaconi e i laici cattolici.

Gennaio 2008 – E’ stata inaugurata la nuova casa delle Suore della Carità di Madre Teresa, edificata vicino alla Chiesa della missione di Marsabit, che ospitano 15 bimbi senza famiglia o con problemi familiari.

E’ stata anche aperta la casa per disabili con le Nirmala sisters a Dirib Gombo, che abbiamo visto in costruzione.

L’ex-vescovo, mons. Ambrogio Ravasi è andato a vivere con don Tablino nel Santuario che domina Marsabit. Alle suore comboniane di Marsabit si è aggiunta una nuova suora ugandese (ora sono in quattro).

I disordini nel paese seguiti alle elezioni presidenziali del 27 dicembre 2007 per fortuna non hanno toccato Marsabit. L’unica conseguenza è stato un aumento generale dei prezzi (30-40% nel giro di pochi giorni!) per la mancanza di approvvigionamenti dalla capitale.

Giugno 2008 – Don Gino Chiesa e un gruppo di persone dell’associazione Karibuni di Cherasco visitano la missione di Marsabit accompagnati da don Bartolomeo Rinino. Il viaggio era previsto a gennaio per l’inaugurazione della nuova casa delle Suore della Carità, ma i disordini nel Paese hanno costretto a rimandare la visita.

Agosto 2008 – Don Gino Chiesa fa il bis: con un gruppo di giovani del gruppo missionario interdiocesano ‘Per chi parte, per chi resta e per chi è rientrato’ compie un viaggio in diverse missioni del Kenya, tra cui Marsabit. E’ il primo gruppo a visitare la baraccopoli di Korogocho dopo i disordini scoppiati nel Paese in seguito alle elezioni del dicembre 2007.

Novembre 2008 – Patrizia Manzone, che organizzò il nostro e altri viaggi nella missione, giunge a Marsabit come missionaria laica, dove conta di restare 3 anni. Si profila un periodo di diversi avvicendamenti fra missionari: arriva padre Karoli, kenyota, che da Pasqua sarà il parroco di Marsabit in sostituzione di padre Alex Ferreira che tornerà in Portogallo; arriva padre Paolo Malerba, pugliese di origine ma albese di studi; arriva padre John, brasiliano, in sostituzione del connazionale padre Jovercino. Fra le suore, Ornella torna a casa per assistere la mamma malata e viene sostituita da suor Teresa dal Sudan; arrivano suor Kevin e suor Pierina, mentre suor Alberta trascorre alcuni mesi in Italia per un intervento all’anca.

Febbraio 2009 – Suor Alberta ritorna a Marsabit dopo l’intervento all’anca e la riabilitazione, ma andrà alla missione di Moyale, ai confini con l’Etiopia.

Aprile 2009 – Dopo 20 anni in Kenya, di cui 13 come parroco di Marsabit, padre Alex Ferreira torna in Portogallo. E’ stato il successore dei padri fondatori albesi della missione,  soprattutto di padre Giovanni (John) Asteggiano, che è stato parroco per 13 anni fino alla sua morte, e che la gente ricorda con affetto filiale. Padre Alex è stata la nostra guida di riferimento nel viaggio del 2006, ed è stato il missionario con cui mi sono legato maggiormente, scambiando con lui alcune lettere nel corso degli anni. Gli succede padre Karoli Mwambi, comboniano originario del Sud del Kenya.

Maggio 2009 – E’ mancato don Paolo Tablino, uno dei fondatori della missione di Marsabit. Aveva avuto una infezione (una sorte di flebilte) ad una gamba e l’infezione era arrivata fino ad un rene, bloccandolo. Questo ha richiesto una dose di antibiotici molto forti, che lo hanno indebolito molto, e non è riuscito a riprendersi, nonostante le cure negli ospedali di Wamba e Nairobi. E’ stato sepolto sulla collina che domina Marsabit, vicino al Santuario dove ha trascorso gli ultimi anni (e dove ci accolse nel 2006), dopo un funerale molto partecipato dalla popolazione (da Alba c’era don Gino Chiesa).

11 febbraio 2012 – Patrizia Manzone, da più di 3 anni missionaria a Marsabit, si sposa con Michael Kasela di Maikona.

 

Gen 12, 2008 - Senza categoria    No Comments

Presentazione breve


Cartina del Kenya col percorso effettuato da Nairobi a Marsabit (circa 600 km.)
Quello che vi presentiamo è un viaggio organizzato dal Centro Missionario Diocesano di Alba per conoscere la realtà della Missione di Marsabit in Kenya.
Marsabit è il centro principale della Missione fondata negli anni ’60 da don Paolo Tablino, che abbiamo trovato là, e don Bartolomeo Venturino, oggi ad Alba, e che nel corso degli anni ha coinvolto altri preti della nostra zona: don Giovanni Asteggiano (mancato nel 1993), don Vincenzo Molino (attuale parroco di S.Stefano Roero), don Giacomo Tibaldi (attuale parroco di Govone). Attualmente l’unico prete diocesano presente è don Bartolomeo Rinino, tornato a Marsabit nel 2005. La Missione è affidata dal 1998 ai Comboniani.